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Picture Disc

Generalmente parlando i picture disc sono supporti musicali riproducibili che incorporano sulla loro superficie un immagine di qualsiasi natura apparendo così ben diversi dai normali dischi il cui unico punto di colore è situato al loro centro stampato su una etichetta di carta. Come origine dei primi picture disc possiamo considerare i dischi cartacei, sottili e flessibili, stampati verso la fine degli anni 30 resi famosi da etichette quali la Hit Of The Week Records e la Durium Records.

 

Questi furono di ispirazione per altre emissioni prodotte verso la fine degli anni ‘50 su un supporto simile ma dalla forma rettangolare la quale mostrava un immagine o una fotografia coperta da un materiale plastico su cui veniva stampato un solco contenente un messaggio sonoro che poteva essere un brano recitato, dei suoni o delle canzoni o altro ma comunque contestuale al soggetto dell’immagine stampata. Questi “dischi” coniugavano le fattezze della cartolina che comprendevano quindi cornice per il francobollo, righe su cui scrivere l’ indirizzo, spazio vuoto per un testo con quelle del disco con lo strato superiore stampato in modo da essere suonato e il classico foro centrare per alloggiarlo sopra ai comuni giradischi.

 

L’utilizzo del picture disc in ambito discografico ha un inizio un po’ incerto principalmente a causa del processo di produzione che rendeva questi supporti costosi e piuttosto rumorosi, dal suono scadente. Infatti inizialmente la realizzazione prevedeva l’utilizzo di un nucleo solido fatto di plastica, carta o metallo su cui veniva posizionata un immagine di carta e successivamente ricoperti di vinile trasparente su cui effettivamente veniva stampato tramite pressa il solco musicale. Questa composizione a “sandwich” offriva uno spessore di vinile inferiore al normale e di conseguenza anche la formazione del solco ne risentiva, risultando in un suono più sporco e rumoroso con un rapporto segnale/rumore mediocre. Uno dei primi picture disc musicali pubblicati fu Cowhand’s Last Ride/Blue Yodel n.12 di Jimmie Rodgers emesso dalla RCA Records nel 1931.

 

Ma non furono solo le scarse performance del disco a limitare la sua diffusione; siamo in anni difficili per tutto il commercio discografico (e non solo) compresi tra la grande depressione e l’inizio delle seconda guerra mondiale. In questa fase la produzione di musica incisa si concentrò sui normali dischi in vinile nero. Poco dopo la fine della II guerra mondiale una società di Detroit nello stato del Michigan, la Vogue Records, creò un etichetta esclusivamente per la produzione e distribuzione di Picture Disc.

 

Nonostante questi fossero qualitativamente superiori ai picture della RCA, grazie ad alcune modifiche sull’idea originale ovvero un anima non più in carta o plastica ma in solido alluminio ricoperto da una superficie incisa più spessa del tutto simile ai comuni dischi in vinile, non ebbero il successo meritato. Di fatti la produzione, che conta comunque circa 70 titoli, durò appena un anno. Le cause principali di questo fallimento furono il costo finale del disco che si aggirava a circa il doppio dei vinili normali e un roster di talenti da registrare piuttosto modesto. Anche la Francia aveva una sua etichetta di riferimento per la produzione di picture disc coetanea alla Vogue Records : la Saturne. Oltre all’età e ai grossi problemi tecnici, condivise con la sua versione americana lo scarso successo e il veloce fallimento. 

 

La produzione di picture disc riprenderà molti anni più tardi, negli anni ’70, quando grandi etichette (o loro sub-label) utilizzarono il grande impatto dell’immagine sul disco per prodotti promozionali o rivolti ai collezionisti. Fece eccezione a questo lungo break la produzione di picture per il mercato della musica incisa destinata ai fanciulli e lo sfruttamento dell’appeal dell’immagine a scopi di marketing. Alcuni esempi significativi di questi prodotti rilasciati tra la fine del 1940 e gli inizi del 1960, possono essere le emissioni delle famose Voco Records, Record Guild of America e la più insolita Red Raven Movie Records.

 

Questa stampava sui suoi dischi una successione di 16 immagini concentrate sul bordo esterno; ognuna di queste immagini era un fotogramma di una breve sequenza animata che veniva riprodotta grazie all’utilizzo di un prisma a 16 specchi montato sul perno centrale del giradischi. Per quanto riguarda l’ambito marketing pubblicitario la Post Cereals, come incentivo alla vendita, includeva stampati sul retro delle loro scatole di cereali dei picture disc musicali registrati da artisti molto popolari come ad esempio i Monkees, gli Archies, i Jackson 5 e Bobby Sherman.